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Tortolì.

«Mi insegnava a guardare il mare» 

Roberto Secci18 febbraio 2026

Il mare l’aveva tradito portandogli via il suo migliore amico, Pino Morlè, inghiottito per sempre in quella tragica battuta di pesca subacquea del 31 agosto 1985 nelle acque cristalline degli Scogli Rossi. Mercoledì scorso si è portato via anche lui, Enrico Piras 63 anni, d’inverno pescatore per passione, d’estate skipper al servizio dei turisti. Le sue doti sono state esaltate da Roberto Castelli, ex ministro, suo amico. Con Antonio Morlè e Antonio Lovicario, unico superstite, era uscito a bordo del peschereccio “Luigino”, che si è inabissato al largo di Santa Maria Navarrese.

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Il cordoglio

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«Ci ha lasciato per un destino crudele. Il mare l’ha inghiottito». Esordisce così, Castelli, ingegnere, storico dirigente della Lega e ministro del Governo Berlusconi dal 2001 al 2006. «Come tutti i sardi amava profondamente la sua terra e, soprattutto, il suo mare. Era agente di polizia penitenziaria e, spesso, mi aveva scortato quando andavo in Sardegna. Da grande appassionato di mare, insieme, sulla mia barca Quaduzza, abbiamo girato quasi tutta la Sardegna. Lui era un grande pescatore che mi insegnava a guardare le onde e il colore del mare, io da modesto velista gli insegnavo come bordare le vele e come prendere il vento. Ora per questo destino crudele non c’è più». Il corpo dell’ex agente di custodia, che aveva raggiunto il capolinea professionale al San Daniele di Lanusei, è alla deriva, nonostante il disperato tentativo dell’equipaggio Zeus di portarlo (senza vita) a bordo: hanno cercato di afferrarlo agli indumenti inzuppati, che si sono sfilati, facendo fallire il tentativo.

Stesso destino per Antonio Morlè, imparentato con Pino Morlè, il grande amico di Enrico. All’epoca di quella tragedia che aveva sconvolto la comunità di pescatori, Antonio aveva 12 anni. Le famiglie dei due dispersi aspettano i corpi per dare loro una degna sepoltura. «Come consolazione, voglio pensare che Enrico riposa in fondo a quel mare che amava così tanto», conclude l’ex ministro, il cui pensiero corre alla moglie di Enrico, Annalisa, e alle figlie, Erika e Jessica, le sue amate donne che adesso lo piangono.

La lunga attesa

La comunità di Arbatax resta sospesa in un’attesa carica di angoscia. «Questo è un lavoro che sfugge alla comprensione di chi non è del settore. Se non lo vivi sulla tua pelle, tra il sole o la pioggia, tra il sale e il vento, non potrai mai comprenderlo fino in fondo», dice Daniela Piu, moglie di Stefano Aversano, esperto pescatore, erede di una famiglia con origini ponzesi. Come tante, qui. «La vita del pescatore non è una semplice occupazione, ma un’esistenza fatta di contrasti profondi. È passione che ti fornisce quella spinta che ti fa prendere il largo ogni giorno. È amore per un mare che dà tutto, ma che pretende altrettanto».

Intanto oggi, se le condizioni meteo saranno clementi, la Guardia costiera riprenderà le ricerche dei due dispersi. Finora è stato recuperato soltanto l’epirb, il segnalatore di emergenza in dotazione al peschereccio. Il personale del Circomare l’ha rinvenuto a 13 miglia (una ventina di chilometri) dal punto in cui è affondato il peschereccio.

RIPRODUZIONE RISERVATA

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