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Mozione Pratobello, i sindaci in campo: «È lo scudo per fermare la speculazione energetica»

Francesco De Simone1 aprile 2026
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I Comuni scendono in campo in difesa della mozione Pratobello 2026.

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L’appiglio all’articolo 3 lettera F dello Statuto, contenuto nella proposta di legge Pratobello 24 in discussione in Consiglio, sulle competenze urbanistiche esclusive della Regione, con l’aggiunta della normativa europea sul ripristino della natura, che impone di riportare all’origine l’ambiente e lo stato dei luoghi, sono il cuore di un progetto che potrebbe salvare la Sardegna dall’assalto eolico e fotovoltaico.

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Oristano. Polizia recupera refurtiva. 8.12.2020 foto Alessandra Chergia

L’INIZIATIVA - Per ora la mozione Pratobello 2026 è stata approvata in alcuni Consigli comunali: Selargius, il più grosso centro interessato, è stato il primo a farlo; Ghilarza, qualche giorno fa, l’ultimo. In altri approderà nelle assemblee civiche a breve (è il caso di Assemini, dove la maggioranza – come informa il sindaco Mario Puddu – sta cercando di fare il punto della situazione), in altri ancora è in corso una discussione a largo raggio, con il coinvolgimento delle Unioni dei Comuni.

IL CLIMA - Rodolfo Cancedda, presidente dell’Asel, fa sapere che il clima elettorale starebbe rallentando il percorso. «In alcuni centri, la mozione sta per essere discussa», spiega. «In altri, in cui sono previsti progetti eolici o fotovoltaici, i sindaci in qualche caso sono messi alle strette. Cioè, se è vero che la Pratobello 2026 è in grado di bloccare i progetti proposti, i cittadini contattati dalle imprese dell’eolico e del fotovoltaico per utilizzare le loro aree verrebbero privati dei vantaggi economici dell’operazione e si rivarrebbero sull’amministrazione».

L'INVITO - Chi invece invita a votare in Consiglio la mozione senza indugio è il sindaco di Selargius Gigi Concu: «Un atto doveroso e necessario per tutelare la nostra terra e porre fine agli scempi perpetrati anche a Selargius. Un’adesione convinta che confidiamo possa aggirare gli ostacoli della normativa nazionale che continua a permettere la presentazione di richieste autorizzative per impianti molto impattanti nella totale indifferenza delle esigenze delle comunità e di chi le amministra».

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