Cimitero di barche tra laguna e porticciolo con una parentesi anche nel porto commerciale. Tra imbarcazioni affondate o depositate a terra nei piazzali, la promessa di rimuoverli per restituire spazio alla natura si rinnova di sei mesi in sei mesi, ma da anni ormai è pressoché invariata.
Il comandante
«Due barche - precisa il comandante del porto, Fabio Vaccaro - sono state demolite e smaltite su nostra sollecitazione e grazie alla collaborazione dei proprietari che hanno fatto fronte alle spese». Ben poco rispetto alla situazione che vede una barca affondata al largo ormai da troppo tempo, fino al punto che risulta inglobata dal fondale marino. «Giace da anni arenato in località Sa Barra in una zona fangosa, profonda qualche decina di centimetri - dice Fabio Vaccaro - premessa l’irreperibilità del proprietario, l’ubicazione del relitto non consente la possibilità di ipotizzarne un materiale recupero al fine di smaltirlo (tramite unità atte al rimorchio e alla demolizione per via della scarsa profondità delle acque, circostanza che determina l’impossibilità di avvicinarsi materialmente al relitto». Altra situazione è costituita dalla presenza, all’interno della concessione del porticciolo turistico, di un grosso relitto di imbarcazione da diporto in legno lungo la banchina di levante. «I tre relitti, sebbene ormai privi di sostanze inquinanti al loro interno - precisa il comandante Vaccaro - risultano fermi in posizioni stabili, ma continuano a costituire un potenziale pericolo per la sicurezza della navigazione».
Il Comune
Adesso che il Comune ha in mente di rilanciare il lungomare, visto che è riuscito a ottenere tutti i terreni demaniali, il problema è particolarmente sentito. «Capisco che l’argomento faccia arrabbiare - dice il sindaco Ignazio Locci - però dobbiamo affrontarlo con lucidità, rispettando le regole e tutelando l’ente. Entrano in gioco competenze molto precise. Non si può intervenire in modo superficiale, perché parliamo di imbarcazioni che rientrano in ambiti regolati da normative specifiche del settore navale. Per quanto nessuno mi abbia chiesto di intervenire, il problema esiste perché poi, tutto ciò che gli altri non riescono a risolvere, lo deve fare il Comune e io non sono d’accordo. Non è mia intenzione farlo, anche perché non sarebbe corretto senza un quadro normativo chiaro caricare sulla comunità queste ingenti spese. Stiamo ancora studiando la situazione, analizzando norme e precedenti, per capire come muoverci correttamente». I proprietari di queste imbarcazioni al momento risultano in paesi extraeuropei. Qualcuno invece non sarebbe perseguibile per l’età e per le condizioni di salute. «Spesso ci si trova di fronte a persone che hanno acquistato imbarcazioni di grande valore e viene il sospetto che dietro ci possano essere comportamenti irregolari o addirittura truffe - dice Locci - però il sospetto non basta per agire. Servono elementi concreti e noi veniamo messi in difficoltà perché siamo la parte più esposta e più debole».
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